I dati EENA sul 2025 parlano chiaro: vivere un’emergenza non significa saperla gestire. Scopriamo insieme in che modo il modello del NUE 112 e i nuovi sistemi di allertamento pubblico in Italia come ITALERT stanno colmando questo vuoto per difendere i cittadini
Vivere in un territorio a rischio non ci rende automaticamente capaci di gestire un’emergenza. È questo il paradosso, tanto semplice quanto brutale, che emerge dall’ultimo report pubblicato dalla EENA (European Emergency Number Association) a maggio 2026. I dati – raccolti nell’ambito del progetto europeo ARTEMis – tracciano un quadro chiaro: i cittadini europei sanno che i disastri naturali sono una realtà concreta, ma quando si tratta di agire concretamente, la maggior parte si trova al buio.
Come si posiziona l’Italia in questo scenario e in che modo il modello del NUE 112 (Numero Unico di Emergenza) e i sistemi di allertamento pubblico possono colmare questo divario? Analizziamo i punti chiave.
Il paradosso della consapevolezza: i dati del sondaggio
Il sondaggio ha coinvolto centinaia di cittadini europei e i risultati non lasciano spazio a interpretazioni. La memoria storica dei disastri è vivida, ma la preparazione pratica è quasi inesistente.
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L’esperienza c’è: Più della metà degli intervistati ha vissuto sulla propria pelle un terremoto (53%) o un’alluvione (51%).
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La preparazione manca: Solo il 13% conosce i piani di emergenza locali o le vie di evacuazione del proprio comune.
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Il vuoto informativo: Appena il 10% sa come accedere a un rifugio o ricevere assistenza durante una catastrofe, e solo il 19% si sente ben informato dalle autorità.
In parole povere: sappiamo che può succedere, ma se succede oggi, la stragrande maggioranza di noi non sa letteralmente dove andare o chi chiamare nell’immediato.
Cosa chiedono i cittadini? Più coinvolgimento e meno burocrazia
C’è però un dato che accende l’ottimismo: i cittadini non sono apatici. Al contrario, chiedono a gran voce di essere formati e informati, preferendo canali diretti e senza attriti.
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Il 73% degli intervistati desidera partecipare a esercitazioni, corsi di primo soccorso e campagne di sensibilizzazione.
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Il 69% preferisce ricevere avvisi di emergenza tramite notifiche push sul cellulare o SMS (67%), scartando l’idea di dover scaricare app dedicate o registrarsi a portali complessi. Vogliono un messaggio che arrivi sullo schermo nel momento del bisogno, e basta.
“La preparazione non è solo una politica strutturale. È un modo di pensare. E non riguarda solo i governi: riguarda le persone.” > — Hadja Lahbib, Commissaria Europea per l’Ambiente e la Gestione delle Crisi
La risposta italiana: la sinergia tra NUE 112 e IT-alert
Le richieste dei cittadini europei fotografate da EENA trovano una risposta precisa nella direzione che l’Italia ha intrapreso negli ultimi anni, integrando la gestione della risposta (NUE 112) con la cultura della prevenzione e dell’allertamento rapido.
1. Il NUE 112 come fulcro del coordinamento
Nelle situazioni di emergenza, la frammentazione è il nemico numero uno. Il modello del Numero Unico di Emergenza 112 (attivo ormai nella maggior parte delle regioni italiane) risponde esattamente alla necessità di canalizzare le richieste d’aiuto in modo centralizzato e geolocalizzato. Grazie alle Centrali Uniche di Risposta (CUR), il cittadino non deve più rincorrere il numero specifico, ma viene localizzato e indirizzato immediatamente al soccorso corretto (Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Soccorso Sanitario).
2. IT-alert: il “Push Notification” che i cittadini chiedono
I dati EENA mostrano che quasi il 70% della popolazione desidera un allertamento sul telefono che non richieda azioni preventive. È esattamente la filosofia alla base di IT-alert, il sistema nazionale di allarme pubblico italiano basato sulla tecnologia cell-broadcast. In caso di gravi emergenze imminenti, il sistema invia un messaggio d’impulso sui telefoni cellulari di chi si trova nella zona interessata, superando i limiti dei social media (spesso intasati da fake news nelle prime ore di una crisi) e della televisione.
Verso il prossimo passo: accorciare le distanze
Il report EENA ci lascia con una certezza: le infrastrutture tecnologiche come il NUE 112 e i sistemi di allarme pubblico sono pronte e allineate con i desideri dei cittadini. La vera sfida per il futuro è la continuità comunicativa a livello locale. Le istituzioni non devono comunicare solo durante l’emergenza, ma devono capitalizzare quel 73% di cittadini pronti a fare la propria parte, trasformando la consapevolezza passiva in una resilienza attiva e addestrata.
NELLA FOTO: una delle prime centrali NUE112 attivate dal 2009 nella Regione Lombardia, con AREU







