Di Guido Francesco Villa

 

Il Sistema Sanitario Nazionale di Soccorso 118 è nato in Italia 31 anni fa. Detto così sembra semplice, ma il 118 risponde alle esigenze dei pazienti da undicimila cinquecento quindici giorni senza mai uno stop, senza mai una sosta. Eppure, un unico modello italiano di riferimento non è stato ancora realizzato a causa delle molte differenze tra i modelli esistenti nelle varie Regioni. Nonostante ciò, gli alti livelli di efficienza del Sistema 118 sono visibili nell’insieme del territorio nazionale.

I problemi che affliggono questo servizio sono sicuramente ancora numerosi.

Ma al di là delle differenze, delle disuguaglianze e delle diversità costituzionali, la realtà dei fatti dimostra che mai nessuno specifico servizio sanitario in Italia, anche con risorse limitate, è arrivato così rapidamente ad elevati livelli di efficienza e – anche se non in modo ubiquitario – di efficacia. Dalla sua nascita a questi nostri giorni, carichi di problemi e di necessità, l’Emergenza preospedaliera è stata interessata da notevoli trasformazioni. Non è cambiato i numero ma sono cambiati i livelli professionali, organizzativi, gestionali e soprattutto tecnologici.

Tecnologia, ma anche scarsità di personale

Da un lato l’evoluzione delle telecomunicazioni, dell’elettronica e il miglioramento della trasmissione di informazioni e immagini. Dall’altro la nascita del Numero Unico di Emergenza NUE 1.1.2. hanno garantito la gestione di tutte le richieste di soccorso e l’invio delle stesse alle Centrali Operative di 2° livello con la relativa geolocalizzazione del chiamante e con una serie di ulteriori servizi, che hanno permesso di avviare la progressiva riorganizzazione delle Sale Operative del Sistema 118, per un corrispondente incremento della loro efficienza. Negli ultimi anni purtroppo la scarsità di personale nel Sistema Sanitario Nazionale, ha mosso quasi tutte le Regioni verso la riduzione dell’impegno di medici e infermieri nell’assistenza territoriale d’emergenza. I sanitari sono stati utilizzati di più all’interno dei presidi ospedalieri per contrastarne le gravi carenze che ancora persistono.

Un contesto faticoso e… aggressivo

Lavorare nel campo dell’emergenza sanitaria è diventato inoltre sempre più faticoso; trovare colleghi disposti a sopportare grandi sacrifici quali guardie notturne e festive in condizioni ambientali difficili, utenti sempre più aggressivi e pretenziosi senza un’adeguata tutela professionale e con condizioni economiche poco vantaggiose, ha indotto spesso il personale sanitario ad abbandonare l’idea romantica dell’attività di soccorso sul territorio. In aggiunta, la recessione globale degli ultimi anni ha anche portato ad una significativa diminuzione dei Soccorritori Volontari. Volontari che sono oggi – e sono stati in passato – una delle maggiori risorse del sistema per l’intervento d’emergenza territoriale di base, a fronte di un aumento notevolissimo delle richieste di soccorso da parte della popolazione.

Adattarsi, ma facendo crescere la cultura clinica e operativa

La carenza di personale ha perciò spinto a trovare nuove soluzioni atte a minimizzare tutto quello che di negativo le difficoltà attuali hanno evidenziato, con cambiamenti di ruoli che hanno in parte cambiato il panorama di operatività del 118. Ad esempio, il numero decrescente di medici che sono formati per svolgere questa attività, e la crescita culturale e professionale della categoria infermieristica ha portato in molte realtà a modificare gli assetti gestionali ed operativi.

Una crescita tanto importante da portare l’infermiere ad acquisire alcune particolarità estremamente utili ad un suo maggior utilizzo nel soccorso territoriale.  Lo stesso percorso di miglioramento è avvenuto anche alla parte tecnica, che ha raccolto alcune funzioni proprie in passato della sola figura infermieristica.  Ciò è avvenuto proprio perché tutto il personale che fa parte del sistema di soccorso con il suo entusiasmo ha voluto ed è riuscito a fare, in poco tempo, un salto culturale che rimarrà una pietra miliare nella storia italiana della medicina moderna.

Armonizzare i ruoli? Strada lunga, ma vantaggiosa per il paziente

Il percorso per armonizzare i diversi ruoli all’interno dell’Emergenza è ancora in corso. Dovrà continuare in futuro per trovare l’assetto più vantaggioso per il paziente, che rendere il sistema sempre più flessibile ed atto a garantire un’attività lavorativa particolarmente fluida per gli operatori e sempre più efficace nella risposta alla popolazione.

Non dimentichiamo però che le emergenze territoriali comportano situazioni critiche dal punto di vista clinico, ma comportano anche questioni etiche e legali, che a tutt’oggi hanno ancora dei punti oscuri. Inoltre le operazioni di soccorso sanitario spessissimo richiedono la collaborazione di altre forze istituzionali, quali Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, Polizia, Carabinieri, Protezione Civile, Guardia Costiera, Prefetture; lo sforzo di coordinamento congiunto delle diverse forze da parte degli operatori sanitari nei primi anni della rete di soccorso ha dato risultati eccellenti e si spera che continuino a migliorare nel futuro.

Già, il Futuro….  quale dovrà essere il futuro del Soccorso Sanitario territoriale tra altri 30 anni?

È difficile poterlo immaginare. Le continue novità tecnologiche, le modifiche ambientali e politiche mondiali, l’arrivo dell’intelligenza artificiale, le nuove scoperte in medicina avranno un impatto notevole sul mondo dell’emergenza, cambiando sicuramente molti dei nostri punti fermi attuali. Magari i medici saranno forse meno utilizzati in ambito territoriale, ma dovranno garantire

una altissima professionalità e capacità clinica, sia sul territorio che in Centrale Operativa, proprio per continuare a fornire all’utente la certezza di un servizio di elevata qualità. Forse seguiranno un percorso simile anche gli infermieri, che acquisiranno delle mansioni sempre più elevate che li porteranno ad una gestione assistenziale del paziente ancor più professionalmente diretta.

In questo contesto, perciò, prevedo che il prossimo futuro per i Servizi di Emergenza sia foriero di modifiche, sia perche la tecnologia di fatto modifica abitudini “umane” che potevano parere immutabili, sia perche l’evoluzione dei sistemi e delle forze istituzionali collegati al “mondo 118” – modificandosi – costringeranno a trovare soluzioni innovative. Soluzioni che, volenti o nolenti, dovranno essere sperimentate.

Prepariamoci con serenità ad affrontare nuove vie fidandoci maggiormente degli esperti tecnici e aiutando anche chi non capisce, chi non comprende, che anche il DNA del 118 “evolve” come quello di ogni specie. Anche il Personale coinvolto da questi cambiamenti si troverà a dover modificare improvvisamente la sua posizione mentale, sulla propria strutturata mentalità.

Sicuramente le difficoltà potranno durare a lungo solo se una scarsa capacità di adattamento e una ridotta flessibilità al cambiamento da parte degli operatori farà da freno all’evoluzione della specie “centodiciottista”. Ma se si avrà la mente aperta a tutte le novità future, si potrà permettere a chi opera nel settore del soccorso non solo di continuare a lavorare bene, ma di trovare nuove modalità di gratificazione personale. Questa potrebbe essere la via capace di garantire sempre ai pazienti un operato di alta qualità, sicuramente superiore a quello che in precedenza c’era, in condizioni diverse.

Una pietra miliare però rimarrà (ne sono sicuro) e sarà quella di un sistema 118 equo, solidale, realmente universalistico e di facile accessibilità, che riuscirà sempre a fornire una ottima risposta sanitaria anche quando le difficoltà saranno elevate.

Ma tranquilli: Il life motiv del 118 “Fast Time is Good Outcome” rimarrà comunque sempre uguale.

 

 

Guido F. Villa