Organizzare al meglio il sistema sanitario è un’azione con diversi obiettivi. Offrire un servizio migliore ai pazienti, ottimizzare le spese della pubblica amministrazione, ma soprattutto garantisce uniformità a tutti i cittadini. Ecco perché in Piemonte è nata Azienda Zero, che oggi ingloba molte funzioni nel governo dell’emergenza-urgenza.

A parlare del nuovo modello è il Direttore Generale Carlo Picco: “Noi siamo partiti circa un anno fa in un contesto che era quello dell’ultima fase pandemica. Abbiamo inserito dei concetti nuovi nel panorama piemontese, che era assolutamente performante. Ma gli elementi di novità vanno nella direzione dell’integrazione, una direzione che stiamo prendendo a livello nazionale, riferendoci ai sistemi evoluti. Vogliamo integrare pre-ospedale e ospedale. Abbiamo già fatto in modo che i colleghi medici possano andare a lavorare in preospedaliero se già lavorano in area critica. Prima si lavorava in termini di compartimenti stagni, mentre questo percorso sarà innovativo”.

Uno dei problemi principali da gestire è il tema dei codici bianchi e dei codici verdi. Che modello seguire?

“L’esperienza piemontese nasce soprattutto dalle capacità riorganizzative. Con il piano straordinario per l’emergenza dei Pronto Soccorso nel momento invernale abbiamo governato il fenomeno del boarding, riducendolo del 50% in poche settimane sui DEA; quindi, questo è sicuramente uno dei temi principali a cui tutto il mondo della sanità guarda con grande attenzione. In qualche modo il sistema del territorio si è rivelato debole durante la pandemia, non intercetta i pazienti nelle loro necessità complessive. Il sistema dell’emergenza-urgenza dovrebbe gestire i casi urgenti e gli altri pazienti dovrebbero trovare risposte diverse. Tutto questo si può fare in un contesto di riforma, e in questa direzione sembra andare il PNRR. Siamo impegnati nel creare il tessuto di presa in carico a domicilio e sul territorio. Azienda Zero in Piemonte ha anche il governo del 116117 e della medicina territoriale. Ci sarà la possibilità di incrementare l’assistenza domiciliare perché ci sono obiettivi specifici sulla presa in carico della popolazione over65. I piani di riforma non sono solo per la criticità. C’è una ricerca di setting assistenziali che va dal domicilio alla lungo degenza, alle RSA. Ma chiaramente non possiamo più evitare una riforma della medicina territoriale”.

Ma c’è personale per fare tutto questo?

È mancata per almeno 15 anni la programmazione del turnover medico. Abbiamo difficoltà, ma è anche una straordinaria occasione per rivedere i parametri dell’ingaggio dei nostri operatori. Abbiamo infermieri bravissimi, motivati, preparati e formati. Abbiamo medici delle aree critiche e di emergenza-urgenza che presidiano tutti i territori che non aspettano altro che poter intervenire anche sul pre-ospedaliero. L’opportunità di introdurre in maniera incisiva il sistema delle automediche e delle autoinfermieristiche ci consente di ottimizzare al meglio l’uso del personale medico. Il tempo del personale medico è prezioso e non va sprecato, stiamo andando in questa direzione.