Il Presidente del CNSAS Maurizio Dellantonio fa il punto su ciò che il soccorso alpino e speleologico riesce a fare oggi, e farà in futuro grazie alla dedizione dei suoi tecnici, medici e infermieri.

Garantire il soccorso sanitario in qualsiasi punto della Penisola vuol dire poter arrivare in grotta, in vetta alle montagne o sulle scogliere più insidiose. A garantire che il soccorso sanitario avvenga prontamente e in sicurezza negli ambienti più difficili è il Soccorso Alpino. Negli anni l’aspetto sanitario durante gli interventi più rischiosi ha assunto una centralità importantissima, tanto da diventare importante quanto la garanzia di sicurezza nell’area impervia.

Portare il 118 là dove non può arrivare

Oggi il ruolo del CNSAS è già ben definito ed è quello di prestare soccorso non solo ai caduti, bensì anche ai pericolanti e dispersi in ambiente montano ed ipogeo” spiega il Presidente del CNSAS Maurizio Dellantonio. “La strada è già tracciata e la presenza costante di oltre 340 Tecnici di Elisoccorso del CNSAS in 38 basi HEMS lungo tutto il territorio nazionale è la dimostrazione del forte legame tra sanità regionale e Soccorso Alpino e Speleologico, allo scopo di garantire da un lato la sicurezza, sullo scenario d’intervento, dell’equipe sanitaria presente a bordo degli elicotteri e dall’altro di offrire un vero e proprio soccorso sanitario oltre che tecnico, laddove le comuni squadre di soccorso del 118 non riescono ad arrivare. Ad ulteriore riprova di quanto detto vi è il fatto che una buona parte di medici e sanitari abilitati all’elisoccorso offrono la loro competenza come volontari nel CNSAS.

Come è cambiato il rapporto del CNSAS con il soccorso preospedaliero negli ultimi anni?

Il nostro corpo, per sua definizione, è indissolubilmente legato al sistema sanitario. Negli anni abbiamo investito molto nell’alta formazione, grazie a protocolli sempre più completi che consentono di avere, oltre ai medici e sanitari del Corpo, anche tecnici preparati a tutte le eventualità che gli incidenti in ambiente impervio possono presentare. Le manovre tecniche sono importanti tanto quanto il trattamento pre-ospedaliero ed è per questo che i nostri volontari svolgono durante l’anno svariate simulazioni di soccorso, sotto la supervisione degli istruttori delle scuole regionali e nazionali sanitarie dislocate in tutta Italia.

Cosa si augura per i prossimi trentanni di soccorso del CNSAS nelle zone impervie?

L’investimento è continuo ed il nostro Corpo è ormai così ben radicato in tutte le aree montane e non che possiamo soltanto stringere sempre più il rapporto con le strutture operative delle regioni in cui siamo presenti, allo scopo di offrire un servizio di utilità sociale sempre più tempestivo ai cittadini e ai frequentatori degli ambienti montani e ipogei, in cooperazione con le altre strutture deputate.