La tecnologia permette ai sistemi di emergenza di “anticipare” le grandi catastrofi. Ecco perché il ruolo del soccorritore è diventato fondamentale anche nella diffusione delle buone informazioni.

Prepararsi in tempi tranquilli permette di essere reattivi ed efficaci prima, durante e dopo una grande catastrofe naturale. Ma da oggi possiamo provare a pensare a qualcosa di ancora più efficacee rapido nell’avviso della popolazione. Parliamo di IT-ALERT, il sistema di comunicazione che la Protezione Civile sta implementando in tutte le Regioni d’Italia.

In questi mesi abbiamo testato la tecnologia di It-Alert e il suo funzionamento attraverso l’invio di messaggi su scala regionale” spiega la dottoressa Titti Postiglione, vice-capo Dipartimento della Protezione Civile. Ci sono ancora alcune correzioni da fare e proseguiremo con altri test ma complessivamente siamo soddisfatti. Prima se ne parlava solo tra addetti ai lavori, ora la platea di quanti concorrono a questa tecnologia è decisamente più ampia.

Gestire gli estremi delle “tifoserie” su IT-ALERT

Dall’analisi dei questionari compilati e dalle reazioni raccolte attraverso i social, sappiamo che dobbiamo dedicare la nostra attenzione in particolare ai cittadini: ai “no It-Alert, che temono per la loro privacy e agli entusiasti di questo nuovo sistema. La sfida che abbiamo ora davanti è certamente far comprendere al primo gruppo che questo strumento è sicuro e assolutamente rispettoso della privacy. Ma in una certa misura ci preoccupano anche gli entusiasti, cioè coloro che credono che questo sistema sia salvifico in sé, che basterà affidarsi ai messaggi per “stare tranquilli”. In realtà sappiamo bene che non è così. Sia perché non è possibile immaginare che It-Alert possa funzionare in ogni situazione di pericolo, sia perché come ogni tecnologia ha diversi limiti oggi insuperabili. Ma soprattutto perché It-Alert è semplicemente una segnalazione di allarme rispetto ad un pericolo in atto o imminente. Se a questo strumento non è affiancata una diffusa cultura di protezione civile, quando scatta l’allarme non si sa cosa fare, quali comportamenti adottare. È quindi fondamentale che ciascuno di noi conosca il territorio in cui vive, i rischi a cui è esposto e cosa prevede il piano comunale di protezione civile. Insomma, occorre che ciascun cittadino diventi attore protagonista di protezione civile. Anche per questo la nostra campagna “Io non rischio” diventa sempre più importante.

Alla base di tutto rimangono le persone eccezionali: i volontari

Non si parla mai abbastanza del grande capitale che la Protezione Civile porta con , ovvero i volontari: come si possono fidelizzare ancora di più queste persone che rappresentano tutto il bello della nostra società? “L’Italia può contare su un volontariato non solo numericamente importante, ma anche estremamente formato e in grado di essere impiegato in una notevole gamma di eventi ed è assolutamente vero che i volontari non sempre vengano ringraziati e valorizzati quanto meritano. Mi piace pensare che ormai raccolgano pochi ringraziamenti perché nel Paese vengono visti come una realtà consolidata, sempre presente, al pari delle strutture dello Stato. Ma non dobbiamo dimenticare che queste persone dedicano al bene altrui il loro tempo libero, alle volte mettendo in pericolo anche la loro incolumità. Sono persone eccezionali e noi dobbiamo fare in modo che sempre più persone eccezionali si iscrivano alle organizzazioni di volontariato di protezione civile, a partire dai più giovani e proprio per questo stiamo lavorando tanto con le scuole. Tutti noi abbiamo negli occhi le immagini di tanti giovani che, durante la recente alluvione che ha colpito l’Emilia – Romagna, con pala e scarponi raggiungevano quel territorio per rimboccarsi le maniche e aiutare affiancandosi ai volontari delle organizzazioni. La speranza è che quello slancio non si esaurisca in un giorno o in un evento ma che porti all’iscrizione a una delle nostre associazioni di volontariato per trasformarsi in un impegno quotidiano, in una scelta di vita”.