Il Capo Dipartimento della Protezione Civile ha una lunga esperienza e tanti dati su cui basare le proprie visioni. Ecco perché abbiamo chiesto a lui un punto sul futuro della maxi-emergenza.

La parola chiave sembra essere tecnologia, ma è sempre di più il tema della formazione incrociata, fra professionisti con estrazioni diverse, ad essere un pilastro per rendere efficace gli interventi. È così?

La tecnologia ci offre strumenti per intervenire più velocemente o con maggiore sicurezza ma alla base del nostro lavoro restano le procedure, la collaborazione la sinergia tra strutture diverse. Il nostro Servizio Nazionale si fonda proprio sull’intervento coordinato di più professioni e professionalità. Tutte le eccellenze del nostro Paese fanno parte di questa grande macchina che è la Protezione Civile italiana. I grandi risultati raccolti nella gestione emergenziale derivano soprattutto da questa collaborazione che non a caso esercitiamo anche in quello che definiamo il “tempo di pace”, ovvero fuori dalle grandi emergenze. È così che lo aveva pensato e costruito il nostro fondatore, Giuseppe Zamberletti. La sua visione lungimirante è ancora attuale e su quella strada dobbiamo proseguire il nostro cammino, contando sulla tecnologia come importante alleato.

La Turchia, la Romagna, gli incendi boschivi: il meccanismo europeo di interscambio sta funzionando con grande successo. Siamo entrati in una nuova versione della Protezione Civile, dove le mani che aiutano non hanno bandiere?

Il Meccanismo Europeo di protezione civile funziona bene perché ampiamente rodato negli anni. Anche in questo caso le squadre europee si formano in esercitazioni comuni e questo consente loro di “parlare la stessa lingua” durante le emergenze semplificando molto il lavoro insieme. Ma a questo lavoro si aggiunge anche un costante confronto tra i vertici delle strutture di protezione civile di tutti i Paesi dell’Unione. Ogni sei mesi ci incontriamo per approfondire alcune tematiche e condividere i prossimi passi. Direi che non solo l’aiuto in emergenza non ha più bandiere ma anche che le sfide che ci attendono possono essere vinte solo con una risposta comune.

Sono iniziati i prossimi 30 anni della Protezione Civile. Dove sta guardando il sistema per rendere la protezione dei cittadini ancora più efficace?

Non possiamo distogliere lo sguardo dai cambiamenti climatici, la vera sfida a cui siamo chiamati a rispondere oggi. Ma questo tema ha un presente e un futuro. Ci sono infatti, azioni, da introdurre sul medio periodo per evitare che nei prossimi anni gli effetti di questi cambiamenti siano ancora più catastrofici, e queste sono azioni che richiedono risposte globali, che non possono essere affrontate da un singolo Stato. E poi abbiamo un oggi. Noi già ora ne vediamo alcuni effetti drammatici, la significativa crescita numerica degli eventi estremi, ad esempio, impone delle risposte immediate. Dobbiamo, dunque, sempre più puntare su prevenzione strutturale, pianificazione e diffusione di cultura e di buone pratiche di protezione civile.