Ma che cazzo ne sanno quegli infermieri.
L’anima celata dentro una divisa Montura.
Che se chiudi la cerniera nascondi la paura.
Abbinata e mai stropicciata.
Per anni quella divisa tanto sognata,
adorata ma raramente sudata.
Casco ben allacciato attorno alla testa.
Cellulare in mano per immortalar ogni gesta.
Ma che cazzo ne sanno quegli infermieri
Quando i pantaloni erano bianchi.
Di un tessuto scarno. Mai della misura corretta.
Obbligato ad una cintura marroncina per dargli una stretta.
La camicia arancione. Di un arancione sbiadito.
Sgualcito. Ma era l’unico colore consentito.
Ricoprivi un ruolo indefinito.
Appena creato. Inconsapevole. Impreparato.
Con i tuoi compagni di avventura.
Un autista. Che faceva anche da centralinista.
Ed un vecchio Fiat Ducato.
Ad ambulanza riadattato.
La barella fissata al pianale con dei fori.
Senza sistemi di sicurezza ulteriori.
Buia e spoglia.
Un ammasso di ordinata ferraglia.
Ma che cazzo ne sanno quegli infermieri
Quando l’ambu era in pelle marrone.
Uno zaino essenziale, direi strimizito.
Che ogni infermiere moderno sarebbe impallidito.
E della barella cucchiaio vogliamo parlare?
Ma che cazzo ne sanno quegli infermieri
Tutti belli, seduti e composti.
Curiosi nel veder come gli interni della nuova ambulanza son disposti.
Non conoscono la fatica di quattro piani fatti “a braccia”.
Troppo comodo adesso? Mi ci gioco la faccia
C’è chi lo ricorda
Di quando la divisa non era solo un vanto.
Senza preoccuparsi del paziente che chiamava dottore anche il veterinario
Ma a te chiamava Angelo anche se di nome fai Gianmario.
Che tutti gli infermieri alla mattina rileggessero ste righe
sarebbe sacrosanto!








