Si, è possibile sintetizzare le posizioni di tutte le realtà che fanno parte del sistema preospedaliero di emergenza sanitaria. Perché i soccorritori sono medici, infermieri, volontari, autisti-soccorritori, tecnici. Ma, se tutti guardassimo l’ambulanza dal punto di vista del paziente e non da quello degli operatori, il meglio lo potremmo pretendere. E ottenere.
Mi ritengo un soccorritore e giornalista fortunato: insieme a voi lettori e revisori di Rescue Press, abbiamo raccontato la quotidianità e i problemi comuni dei soccorritori: Volontari. Infermieri. Medici. Specializzandi. Tecnici. Autisti-soccorritori. Nessuno è mai stato escluso dal nostro raggio di visione. Per questo abbiamo conosciuto tantissimi modi di fare soccorso in emergenza preospedaliera. Però, in Italia, sono troppi. Troppo diversi. Troppo distanti l’uno dall’altro.
È il momento di scegliere: se vogliamo la sanità per tutti ma la salute per chi se la può permettere, possiamo andare avanti su questa strada. Le ambulanze – anche quelle del volontariato – diminuiranno. I medici, e subito dopo gli infermieri, sceglieranno strade meno tortuose e stressanti. Tutto finirà per essere a pagamento. E non sarà un bene. Non costerà poco.
Il momento che viviamo ci impone un confronto. È necessario mettersi – tutti – attorno a un tavolo e discutere. C’è chi ha già iniziato e ha segnato un solco importante. Riva del Garda. Firenze. I Congressi di Emergenza-Urgenza hanno individuato un sistema, un modello di soccorso sanitario pensato per affrontare il nuovo millennio e le sue sfide.
Ci sono delle resistenze? Certo! Ci saranno sempre. Evolversi significa anche accettare il confronto sui dati. Il setting organizzativo non può ignorarli. L’evoluzione si basa su questo, in tutto il mondo. Ma – soprattutto – l’evoluzione non cede al baratto. L’evoluzione gioca di Squadra, nel rispetto di chi ci guarda e ci giudica ogni giorno. Il paziente.
Il paziente lo vede che da Aosta a Lampedusa il soccorso non funziona allo stesso modo. Certo, non capisce. Vede le rivendicazioni, si arrabbiamo se legge “hanno tolto il medico”. Ma quando è sulla barella, il paziente o, peggio, il parente vuole vedere una macchina organizzata, competente, efficace e mai, mai e poi mai, insicura.
Ora invece questa sicurezza non c’è. I tempi bui che erano stati previsti, oggi sono qui. Ma i progetti per uscire dal buio ci sono. NUE112, 116117, riforma dei 118, risposta territoriale coordinata, automediche, autoinfermieristiche, ambulanze BLSD. Con piccoli accorgimenti un sistema preospedaliero migliore è possibile. I prossimi trent’anni del 118 partono da qui, ora: si può fare!







